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Contabilità condominiale: come fare?

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Si è ormai consolidato nel tempo il principio secondo cui la contabilità condominiale non deve essere tenuta come quella prevista per i bilanci delle società, ma deve essere chiara e semplice per poter far capire ai condomini le varie voci di entrata e di spesa con le relative quote di ripartizioni.

È molto dibattuto invece se la contabilità debba essere redatta per cassa o per competenza. In merito ci sono state diverse sentenze che hanno affermato che deve essere utilizzato il criterio di cassa, come: la sentenza della Corte di cassazione n.  10153 del 2011, la sentenza n. 18593 del 03.10.2017 del Tribunale di Roma, la sentenza n. 1533 del 22.03.2017 del Tribunale di Torino che dichiara “preferibile” questo criterio in quanto è più chiaro da comprendere per i condomini.

Allo stesso tempo applicare rigidamente questa metodologia può comportare problemi di suddivisione delle spese: non sempre la corrispondenza tra bilancio e conto corrente è chiara come dovrebbe essere, anzi il compito di chiarire e spiegare i criteri adottati nella redazione del bilancio spetta proprio all’amministratore di condominio, attraverso la nota esplicativa.

Questa controversia è stata ben analizzata dalla sentenza del Tribunale di Massa del 09.03.2017

Lamentano ancora gli attori che alcuni movimenti che risultano dagli estratti bancari non risulterebbero espressamente riportati nel rendiconto, circostanza che a loro dire comporterebbe ulteriore motivo di nullità.

La tesi è priva di fondamento: si è già evidenziata più sopra la giurisprudenza che, da tempo immemore, indica in misura semplificata le forme del rendiconto, che si ritengono adeguate laddove consentano al condomino di comprendere la natura e l’origine delle somme che gli vengono richieste.

La stessa giurisprudenza ha da tempo evidenziato che il condominio non richiede forme rigorose nella tenuta delle scritture e che la sua contabilità sia comunque connessa ad un esercizio di competenza[ …. ]. Aldilà del criterio applicabile al condominio – plausibilmente governato da un criterio misto – va rilevato che nessuna norma e nessuna pronuncia, neanche dopo l’entrata in vigore della L. 220/2012, prevede una perfetta coincidenza fra movimentazioni contabili e rendiconto, attenendo le une ad un rapporto di conto corrente che vede necessariamente uno sviluppo in parte autonomo rispetto ai dati di esercizio su base annuale”.

Il criterio di competenza viene altresì confermato dalla sentenza 12.04.2017 del Tribunale di Catania: “E tanto – si noti – è quanto oggi costituisce pure diritto positivo ai sensi del nuovo art. 1130bis c.c., che – nel prevedere che “Il rendiconto condominiale …. si compone di un registro di contabilità, di un riepilogo finanziario, nonché di una nota sintetica esplicativa della gestione con l’indicazione anche dei rapporti in corso e delle questioni pendenti”, ovvero che si assicuri sia la tenuta di un registro di contabilità per cassa sia la finale redazione di un riepilogo finanziario – pacificamente impone che questo segua il criterio della competenza“.

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