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Le case ridotte in ruderi sono raddoppiate

unità collabenti

Confedilizia ha segnalato l’aumento, anche nel 2017, delle “unità collabenti”, ovvero gli immobili che a causa di un alto livello di degrado sono ridotti in ruderi. I dati elaborati da Confedilizia, sullo stato del patrimonio immobiliare italiano, sono stati forniti dall’Agenzia delle entrate.

Questi immobili sono inquadrati nella categoria F2. Il loro numero è aumentato del 9,8% nel 2017 rispetto all’anno precedente.

Il confronto del periodo pre e post IMU rivela un dato ancora più significativo: rispetto al 2011, anno di svolta, gli immobili ridotti alla condizione di ruderi sono aumentati dell’87,2%, passando da 278.121 a 520.591 (un aumento di 242.470 immobili, quasi il doppio).

Dopo i numeri di Istat ed Eurostat, che hanno certificato come il nostro mercato della casa sia l’unico in crisi in tutta Europa, con valori in caduta ormai da anni, è l’Agenzia delle entrate a comunicarci un altro dato drammatico: il raddoppio in poco tempo degli immobili ridotti in ruderi.” –  denuncia Confedilizia – “La causa è presto detta. Si tratta di immobili, appartenenti per lo più a persone fisiche, per i quali i proprietari non sono in grado di far fronte alle spese di mantenimento e alla abnorme tassazione patrimoniale IMU-TASI, e che raggiungono condizioni di fatiscenza per il semplice trascorrere del tempo o, addirittura, a causa di atti concreti dei proprietari, che mirano così a liberarsi almeno degli oneri che comportano. È necessario fare qualcosa per salvare il patrimonio immobiliare italiano, restituendogli una minima capacità reddituale. Le strade possibili sono molteplici. L’unica da non percorrere è quella dell’inerzia”.

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