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L’inquilino può fare l’amministratore di condominio?

condominio

Sempre più spesso nei condomini medio-piccoli si preferisce gestire il proprio stabile in maniera autonoma, senza affidarsi a un amministratore di condominio esterno. Questo è possibile anche per legge, infatti la nomina dell’amministratore è obbligatoria solo se ci sono più di otto condomini.

Il legislatore per questi casi ha previsto una figura con “funzioni analoghe a quelle dell’amministratore”, ossia un facente funzioni delegato dai condòmini che si occupa del fabbricato. Questa soluzione viene ampiamente utilizzata, perché evita ai condomini di pagare un amministratore esterno, organizzandosi internamente e nominando un referente per la gestione.

La persona nominata come referente è responsabile dell’amministrazione condominiale, sia civilmente che penalmente. Inoltre è incaricata di assolvere anche gli obblighi fiscali relativi al condominio, come versare le ritenute d’acconto, presentare i modelli di 770 e di Certificazione Unica e comunicare il proprio codice fiscale ai fornitori per l’emissione della fattura.

Per questo motivo è sempre necessario un referente, che in questi casi accetta di fare il cosiddetto amministratore interno.

Non tutti possono svolgere questa carica: per legge gli inquilini affittuari non possono amministrare il fabbricato in cui abitano. Chi può fare il referente è specificato nel comma 2 dell’art. 71 bis “Disposizioni per l’attuazione del codice civile e disposizioni transitorie” che prevede la possibilità di amministrare solo “qualora l’amministratore sia nominato tra i condòmini dello stabile”.

Nel caso in cui l’inquilino sia un amministratore professionista, formato e aggiornato, allora può amministrare il condominio in cui abita, allo stesso modo di un amministratore esterno.

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