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Litigi in assemblea condominiale

Litigi in assemblea condominiale

La Cassazione ha chiarito cosa possono comportare strattoni e litigi nel corso di un’assemblea di condominio.

La sentenza n. 31633/2018 della Corte di Cassazione, quinta sezione penale, ha chiarito quali possono essere le conseguenze penali per chi si rende protagonista dei litigi in assemblea di condominio.

Nel caso specifico la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del condomino che era stato condannato per lesioni colpose a causa dei litigi avvenuti in assemblea.

Durante l’assemblea condominiale in oggetto è scaturito un diverbio tra l’imputato e una delle partecipanti: mentre la donna cercava di allontanarsi, è stata avvicinata da un altro condomino che ha provato a convincerla a restare. L’uomo, frapponendosi tra i due litiganti, è stato strattonato dall’imputato stesso, che l’ha spostarlo lateralmente per avvicinarsi alla donna e impedire che gli si venisse sbarrato il passo.

Il terzo uomo che si è intromesso ha perso l’equilibrio a causa dello strattone, cadendo addosso alla donna, che a sua volta è caduta a terra urtando contro un cordolo di marmo e procurandosi delle lesioni.

Il caso ha visto due sentenze: la prima ha dichiarato il condomino colpevole del reato di lesioni volontarie, la seconda ha derubricato in lesioni colpose.

L’imputato ha fatto ricorso in Cassazione, dove la questione sollevata dal ricorrente è stata considerata priva di rilievo ai fini della configurazione del delitto di lesioni colpose: nello specifico non è rilevante per la ricostruzione dei fatti se la persona offesa sia stata spinta, spostata o strattonata.

Per i giudici “[…] ciò che conta è che l’odierno ricorrente, nell’intento di permettere a se stesso […] di avvicinarsi alla V. […], abbia impresso sulla persona del L. una forza tale da fargli perdere l’equilibrio, farlo cadere addosso alla V. e provocare la caduta di quest’ultima.”

La possibilità che il terzo a seguito del gesto potesse perdere l’equilibrio e rovinare addosso ad altre persone, con conseguenze potenzialmente lesive, rientrava nell’ordinaria prevedibilità, pertanto la sequenza causale risponde ai criteri di imputazione propri della causalità colposa.

Alla luce di tali evidenze, la Cassazione rigetta l’impugnazione della condanna, confermando l’esito precedente.

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