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Non si può urlare di notte contro i cani dei vicini per farli tacere

Non si può urlare di notte contro i cani dei vicini per farli tacere

L’abbaiare dei cani dei vicini spesso può recare un gran disturbo, ma questo non giustifica le grida per zittire gli animali. Lo conferma la sentenza della Corte di Cassazione del Tribunale di Bergamo.

La sentenza ha condannato una signora alla pena di euro 900 di ammenda per la contravvenzione ex art. 659 cod. pen., per avere disturbato le occupazioni ed il riposo delle persone mediante schiamazzi. La signora ha ricorso in cassazione perché le urla e i fischi, profusi di notte affacciata alla finestra, erano sintomi dell’esasperazione causata dall’abbaiare dei cani dei vicini.

Il disturbo causato di giorno e di notte dagli animali ha condotto la donna ad assumere questi comportamenti.

Per la difesa non è emersa la lesione dell’ordine pubblico, in quanto i fischi isolati e la pronuncia del nome dei proprietari dei cani disturbanti, non riveste un rumore molto elevato, anche se breve ed improvviso.

Nel reato previsto dall’art. 659 cod. pen. l’oggetto della tutela penale è dato dall’interesse dello Stato alla salvaguardia dell’ordine pubblico, nello specifico la tranquillità pubblica: quella condizione psicologica collettiva, inerente all’assenza di perturbamento e di molestia nel corpo sociale.

“Il bene giuridico protetto viene offeso dal disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, cagionato mediante rumori, e cioè da suoni intensi e prolungati, di qualunque specie e natura, atti a determinare il turbamento della tranquillità pubblica, o da schiamazzi: la giurisprudenza ha sempre definito gli schiamazzi delle grida scomposte e clamorose” (Cass. Sez. 6, n. 1789 del 11/10/1969).

Secondo la Corte, il Tribunale ha correttamente accertato il superamento dei limiti della normale tollerabilità:  le urla ed i fischi sono risultati idonei a disturbare potenzialmente la quiete ed il riposo di un numero indeterminato di persone, prendendo in considerazione la loro intensità, le ore del giorno e della notte in cui venivano posti in essere, la concreta percezione da parte di una pluralità di soggetti, la durata nel tempo e per più anni.

In conclusione, “chi decide di urlare di notte contro i cani dei vicini, che a loro volta disturbano perché abbaiano, rischia una condanna. A tal proposito, non rileva l’esasperazione provocata dal disturbo degli animali a giustificare le urla e i fischi che superano il limite“. (Cass. pen. 19 ottobre 2018 n. 47719).

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