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Obbligatoria l’attestazione delle associazioni di categoria per i canoni concordati

Obbligatoria l’attestazione delle associazioni di categoria per i canoni concordati

L’associazione dei proprietari immobiliari Confabitare ha chiesto chiarimenti in merito all’interpretazione di una norma contenuta nel Decreto Interministeriale del 16 gennaio 2017, che ha recepito la nuova Convenzionale nazionale sui criteri generali per la definizione dei valori dei canoni di locazione ad uso abitativo, per le seguenti tipologie contrattuali:

  • durata minima di 3 anni rinnovabile automaticamente di 2 anni (art. 2 co. 3 Legge 431/1998);
  • studenti universitari (art. 5 Legge 431/1998);
  • esigenze transitorie di una delle parti (art. 5 Legge 431/1998).

Sono previste una seria di agevolazioni fiscali per questi contratti, tra cui l’opzione facoltativa della cedolare secca in misura ridotta al 10%. Queste agevolazioni nascono grazie agli accordi previsti a livello nazionale tra le organizzazioni degli inquilini e dei proprietari. La convenzione indica i criteri generali per la definizione dei canoni, anche in relazione alla durata dei contratti, alla rendita catastale dell’immobile e ad altri parametri oggettivi, oltre alle modalità per garantire particolari esigenze delle parti.

Il Mit (Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) ha chiarito che per accedere a tali agevolazioni e in previsione delle verifiche fiscali sugli affitti concordati è obbligatoria l’attestazione delle associazioni di proprietà o degli inquilini.

I dubbi di Confabitare in merito nascono soprattutto dall’art. 1 comma 8, il quale sottolinea che le parti contrattuali, nella definizione del canone effettivo, posso essere assistite su richiesta dalle rispettive organizzazioni di pertinenza. Per quanto riguarda i contratti non assistiti, invece, “Gli accordi definiscono le modalità di attestazione, da eseguirsi sulla base degli elementi oggettivi dichiarati dalle parti contrattuali, con assunzione di responsabilità di almeno una organizzazione firmataria dell’accordo, della rispondenza del contenuto economico e normativo del contratto, anche con riguardo alle agevolazioni fiscali”. In particolare la domanda che ha posto il presidente di Confabitare, Alberto Zanni, riguarda l’obbligatorietà, per i contratti a canone concordato, di “una attestazione di rispondenza apposita” validata da almeno una delle organizzazioni che hanno firmato l’accordo, proprio per confermare la correttezza del calcolo del canone concordato, “e del rispetto dei criteri e dei parametri previsti dall’accordo territoriale vigente”.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha ricordato che la convenzione nazionale tra le organizzazioni della proprietà edilizia e degli inquilini, ha inteso “facoltativo” il ricorso alle organizzazioni sindacali per quanto concerne la definizione del canone. Per i cosiddetti contratti non assistiti, invece, l’organizzazione sindacale che effettuerà l’attestazione potrà essere indifferentemente sia un’associazione di proprietari sia una degli inquilini, “purchè firmatarie dell’accordo locale”.

L’obbligatorietà dell’attestazione è fondamentale, in caso di verifica da parte dell’Agenzia delle entrate, per dimostrare la mancanza di irregolarità con il canone e gli altri contenuti contrattuali.

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