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Quando il custode delle cose è responsabile dei danni da esse cagionati?

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L’ex art. 2051 Cc stabilisce che ognuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi l’esistenza del caso fortuito.

Il danneggiato, per essere risarcito, deve sempre provare il rapporto causale tra la cosa in custodia e l’evento dannoso; dall’altra, il custode deve provare il caso fortuito, che può essere costituito da un fatto naturale ovvero dalla condotta del terzo, per poter essere esente da responsabilità.

È di rilevante importanza il comportamento del danneggiato: se tale comportamento è ritenuto colposo, può essere esclusa totalmente la responsabilità del custode, creando un concorso di colpa del danneggiato valutabile ex art. 1227 Cc.

La prevedibilità dell’insidia è un altro fattore che può escludere la responsabilità del custode, come hanno stabilito alcune sentenze di Cassazione:

  • n. 13930/2015: ha rigettato la richiesta di risarcimento nel caso di caduta, avvenuta in pieno giorno, in una buca presente nei pressi dell’abitazione del danneggiato.
  • 4663/2015: ha escluso la responsabilità del custode nel caso di caduta in una zona non pavimentata sotto casa del danneggiato.
  • n. 18865/2015: ha escluso la responsabilità del custode per la caduta del ciclista in una buca presente al centro della strada.

La strada tenuta in un evidente stato di diffuso dissesto, non può tuttavia essere considerata una condizione di normalità, tale da imporre al danneggiato una particolare cautela nell’attraversarla. In questi casi l’incuria del custode si trasformerebbe in una “scusante”; pertanto, godrebbe di una sorta di irresponsabilità.

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